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Un’altra poesia da “Pensieri Notturni Disordinati“.

Neve

Mattinata invernale.
Fredda, non troppo.
Le lenzuola mi avvolgono,
m’invitano a non lasciarle.

A godere ancora un po’ di quel tepore.
A vivere ancora qualche momento di riposo.
A stare ancora, se possibile,
qualche breve attimo senza coscienza.

Forse.
Fuori, la neve scende lentamente.
La prima.
Da ragazzino, la più bella.

I pensieri salgono,
mi avvolgono.
Quasi mi stuprano,
tanto sono violenti.

È solo un attimo.
Molto lungo,
ma un attimo.
Poi, la razionalità.

Non più di mezz’ora.
Lavarmi, vestirmi.
Un caffè, bollente.
Poi, eccomi fuori.

Indugio.
Guardo un orizzonte vicino,
fatto di case, auto, alberi.
Soprattutto, bianco.

I fiocchi si posano sulle mie guance,
accarezzano la mia giacca,
si fermano sulla visiera del mio cappello.
Mi restituiscono un po’ di me.

Mi riportano indietro di anni.
Anni, all’anagrafe.
Secoli, nella testa.
Tanti quante sono le preoccupazioni.

Per qualche minuto,
respirando l’aria fresca,
godendomi il profumo dell’inverno,
mi sembra di rinascere.

Per qualche momento,
alzando gli occhi al cielo,
socchiusi,
libero la mente.

Neve…
Un tempo era gioia,
voglia d’uscire a giocare.
Adesso, per fortuna, è un momento di serenità.

© Roberto Grenna – Riproduzione vietata

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