{"id":278,"date":"2020-06-07T17:57:09","date_gmt":"2020-06-07T17:57:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.grenna.cloud\/wp\/?p=278"},"modified":"2020-06-07T17:57:09","modified_gmt":"2020-06-07T17:57:09","slug":"ancora-da-il-fiume-10","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grenna.cloud\/wp\/blog\/2020\/06\/07\/ancora-da-il-fiume-10\/","title":{"rendered":"Ancora da &#8220;Il fiume&#8221; (10)"},"content":{"rendered":"<p>Ecco qualche altra pagina del romanzo &#8220;Il fiume&#8221;, che \u00e8 acquistabile <a href=\"https:\/\/www.masca-se.it\/thbees\/ebook\/narrativa\/il-fiume\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>. Buona lettura!<\/p>\n<p><em>\u00abCiao!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Ci girammo di scatto.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abVisto che non arrivavate pi\u00f9, ho deciso di venirvi a cercare. Di gi\u00e0 che ci sono, poi, mi faccio aggiustare i capelli anche io.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abOh, no!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Proprio un bel coretto. Mia madre ci sorrise ed entr\u00f2. Vedemmo lei e Paola sedersi. Attorno al collo di ciascuna, subito dopo, fu messo quel particolare bavaglio che serve a convogliare i capelli appena tagliati. Ci lasciammo cadere, sedendoci per terra. Di andare al fiume, per quel giorno, non se ne sarebbe pi\u00f9 parlato. Ho conservato quella ciocca anche nei giorni peggiori, quelli nei quali senti la voglia di sbarazzarti di tutto ci\u00f2 che ti lega al passato, senti la necessit\u00e0 di tagliare i ponti con ci\u00f2 che ti provoca il pi\u00f9 grande dei dolori. \u00c8 ancora nel mio cassetto, profumata come quel giorno, in un sacchetto di nylon. Penso che la porter\u00f2 con me, in tasca. Gi\u00e0. Devo ancora decidere cosa portare con me. Ci penser\u00f2 dopo. Ora non me la sento proprio. Ho solo voglia di ubriacarmi col passato. Con quello buono. Con quello cattivo. Con quello odioso. Con quello assassino. Non mi basta pi\u00f9, ormai, ubriacarmi d\u2019altro, fino a farmi dolere il fegato, fino a vomitare sangue, come un malato di cirrosi. Quante volte Mara ha cercato di farmi smettere di bere e di fumare. Povera Mara. Povera Elena. O, forse, l\u2019unico povero sono io. Povero dentro. Arido. Sordo. Incapace di reagire. Ora come ora so soltanto piangermi addosso. Amaramente, addosso. Non esiste una giustizia, secondo me. Non qui, almeno. Mi hanno insegnato, fin da quando ero un bambino, che dopo la vita c\u2019\u00e8 l\u2019altra vita, quella vera. La vita che ti porta al Giudizio. Ci credevo. Sinceramente. Ci speravo, forse. La fede in un Dio, in una guida, in un qualcosa di pi\u00f9 grande di noi \u00e8 il maggior sostegno che una persona possa avere. Si perdono i giorni, gli anni, i propri cari. Se la fede resiste, per\u00f2, si passa oltre. Ci si rimboccano le maniche. Si combatte. Si reagisce in nome di ci\u00f2 in cui si crede. Si tenta di diventare migliori, c\u2019\u00e8 addirittura chi ci riesce. Io no. Non sono stato in grado di migliorare, di svegliarmi, di appigliarmi ad un qualcosa che mi consentisse di darmi una scossa. Non solo questo, non solo questo. La Comunione. Non posso dimenticarla. Ci siamo preparati per mesi. Suor Marina ci accoglieva tutti i Marted\u00ec alle quattordici e trenta e ci teneva per un paio d\u2019ore, spiegandoci il catechismo. Anche la Domenica mattina alle dieci, poi, ci aiutava a scrivere le intenzioni, che avremmo letto dopo poco, durante la messa. Aveva una pazienza fuori dal normale. Sapeva come prendere ognuno di noi ed era anche riuscita a farci calmare un po\u2019. Da quando \u00e8 stata trasferita in un altro convento della diocesi non ho pi\u00f9 avuto sue notizie. Chiss\u00e0\u2026 magari sarebbe in grado di darmi una scossa positiva, di risvegliare quella parte buona che deve ancora esserci. Magari cercherebbe di giustificarmi, di farmi sentire meglio. No. Forse \u00e8 meglio cos\u00ec. Sarebbe tutto pi\u00f9 difficile. Mi illuderei una volta di pi\u00f9 di avere ragione. Di aver sempre avuto ragione. Devo fuggire da tutto ci\u00f2 che \u00e8 positivo, da tutto ci\u00f2 che potrebbe far sorgere in me il germe del dubbio\u2026 ricordavo la Comunione. Un momento bello, colmo di positivit\u00e0, o almeno cos\u00ec si potrebbe pensare. Lo fu. Lo fu fino al giorno nel quale le foto scattate in quell\u2019occasione divennero un peso enorme, fino, cio\u00e8, all\u2019origine della negativit\u00e0 che mi ha contraddistinto in questi ultimi anni. Tutti e dodici davanti all\u2019altare, con don Luigi e suor Marina a far da ali, l\u2019uno alla nostra destra, l\u2019altra alla nostra sinistra. Elena e io, naturalmente vicini. Avevamo persino convinto i nostri genitori ad organizzare il pranzo nello stesso ristorante, con il risultato di far mescolare i suoi e i miei parenti in un\u2019unica, grande sala. Sembravamo due sposini: lei con uno di quei classici vestiti-bomboniera, io, per la prima volta in vita mia, in giacca e con un\u2019odiosissima cravatta al collo. Non ho mai imparato a fare il nodo alle cravatte. Ci penser\u00e0 mio padre. A lui riesce molto semplice. Sposini. Pi\u00f9 d\u2019uno aveva usato quella parola. A otto anni, onestamente, dava fastidio. Ricordo molte delle persone presenti quel giorno. Molti dei suoi parenti, intendo. Non avrei mai potuto immaginare che li avrei rivisti in un\u2019altra circostanza, con altre espressioni. Si divertirono molto tutti. Anche Paola e Mauro, suo marito, erano molto sereni, distesi. Felici, oserei dire. Noi due non ci curavamo di nessuno. Mangiavamo, bevevamo, giocavamo. C\u2019era anche la cugina di Elena, quella tirata in ballo poco meno di un anno prima, a proposito della fiera. Mi sembr\u00f2 che, effettivamente, le due bambine non fossero molto legate. Non so. Forse ero abituato troppo bene, ma il loro mi sembrava un rapporto freddo, quasi obbligato da una parentela che nessuna delle due aveva chiesto. Mi faceva una strana impressione sentire Elena cos\u00ec diversa da come era con me. Quando si rivolgeva a Benedetta cambiava tono di voce, come se tra loro non ci fosse nessun tipo di confidenza. Anche Andrea, invitato insieme all\u2019altro mio cuginetto Stefano, suo fratello, aveva notato questa cosa. Mi sembr\u00f2 che Elena si trovasse meglio con i miei cugini piuttosto che con la sua. Era la prima volta che la vedevo assumere un tale atteggiamento e avrei anche potuto provare fastidio, non fosse stato per il fatto che Benedetta stava antipatica anche a me\u2026 era cresciuta, fino a quel momento, nella bambagia. Non aveva mai dovuto versare una lacrima, se non per qualche capriccio. Non l\u2019avrei vista piangere neppure dopo, quando un motivo l\u2019avrebbe avuto. La giornata fu lunga, ma tutto sommato non mi dispiacque. Sarebbe stato il primo passo di avvicinamento a Dio, a quel Dio che suor Marina si proponeva di farci conoscere ogni giorno meglio. Avevamo invitato anche lei, ma declin\u00f2 cortesemente. Non voleva fare un torto ad un paio di nostri compagni che avevano avuto la medesima idea, cos\u00ec pass\u00f2 quel pomeriggio al ricovero degli anziani. Amava tutti, aveva una parola buona per tutti. Non ho mai pi\u00f9 conosciuto una persona devota e caritatevole come lei. I suoi insegnamenti mi hanno accompagnato fino ad un certo punto della vita e non \u00e8 certo colpa sua se quel giorno li ho abbandonati, rinnegando tutto ci\u00f2 in cui avevo creduto fino ad allora. Non so. Ho molta confusione in testa. Non \u00e8 facile riprendere confidenza con un Dio che un giorno hai scoperto ostile o, meglio, che un giorno hai visto ostile. Mi sento veramente come uno dei pezzi di un enorme puzzle. Cos\u00ec ci avevano descritto il progetto divino. Un enorme, gigantesco puzzle che copriva e copre il mondo e nel quale ognuno aveva, ha, avr\u00e0 un preciso posto. Ora, non so quale sia il mio. So quale \u00e8 stato fino a poco tempo fa. So con quali altri pezzi ho interagito. So tutto del passato. Non so nulla del futuro. Non lo immagino. Non lo vedo. Forse non lo voglio. \u00c8 difficile, come dicevo, scontrarsi con quella che \u00e8 stata la propria religione, la \u201creligio\u201d, come dicevano gli antichi. Passare dalla fede cieca all\u2019ateismo \u00e8 una cosa difficilissima, che solo un trauma pu\u00f2 provocare. Tornare ad essa per capire gli errori pu\u00f2 soltanto causare un trauma. Tornare non pi\u00f9 come fedele, non pi\u00f9 come credente. Come imputato. Sentirsi processato non dalla gente che ci circonda, quella che sa valutare solo l\u2019esteriorit\u00e0, ma secondo le leggi date migliaia di anni fa da qualcuno che \u00e8 superiore a ciascuno di noi. Ho sempre creduto, da bambino, che in una persona non possa esistere il male assoluto, che in ciascuno di noi almeno un fondo di bont\u00e0 esista. Ho avuto la prova che non \u00e8 cos\u00ec. Sulla mia pelle. Nella mia anima. Ogni volta che faccio una introspezione mi spavento. \u00c8 come se rivedessi le mie azioni dall\u2019esterno, dal punto di vista di un osservatore neutrale, capace solo di giudicare per quello che vede. Un tuffo. Uno schianto. Due frasi. Il fiume. In alcuni momenti le vedo insieme. Elena, Mara. Mara, Elena. L\u2019altra notte le ho sognate. Erano sedute una di fianco all\u2019altra, all\u2019ombra degli alberi lungo il fiume. Le potevo vedere solo da dietro. Ero come legato, impossibilitato a muovermi. Avrei voluto chiamarle, ma loro non mi sentivano, o fingevano di non sentirmi. Senza mai girarsi verso di me si sono alzate e hanno fatto per andarsene. Le seguivo con lo sguardo, urlando i loro nomi, coprendo, inizialmente, un rumore che si faceva sempre pi\u00f9 forte. All\u2019orizzonte, un cielo sempre pi\u00f9 nero. Un\u2019onda. Un\u2019onda enorme veniva verso di noi. Io urlavo sempre pi\u00f9 forte. \u00abLiberatemi! Slegatemi!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Niente. Non una mossa da parte loro. L\u2019acqua si faceva sempre pi\u00f9 vicina e loro cominciavano a correrle incontro, mentre io mi agitavo sempre di pi\u00f9. Le ho viste sparire sul fronte dell\u2019onda e, quando l\u2019acqua mi ha raggiunto, mi sono svegliato. Ho capito tutto. Pi\u00f9 che un sogno premonitore \u00e8 stata una rivelazione. Come ho potuto ridurmi in questo stato? Come? Ci sono momenti nei quali mi sembra che l\u2019inferno, quello stesso inferno che mi avevano insegnato a temere, che significa punizione, dannazione eterna, sia questo. Ho cominciato a credere che, se veramente esiste, la vita eterna possa essere solo migliore di quella che viviamo qui. Ho paura, per\u00f2, che questa sia una delle mie illusioni, di quelle poche illusioni che ancora so farmi. Mi sto creando un mondo per il dopo, cos\u00ec come, fino ad ora, ho vissuto in due mondi entrambi miei, sebbene cos\u00ec diversi l\u2019uno dall\u2019altro. Uno la naturale conseguenza dell\u2019altro, con il piccolo particolare che nessuno dei due \u00e8 naturale, che nessuno dei due \u00e8 giusto. In poco pi\u00f9 di vent\u2019anni mi sono successe cose che ad alcune persone non accadono in una vita lunga cento. Il segreto per vivere a lungo, dicono, \u00e8 la serenit\u00e0, il saper vivere in pace con s\u00e9 e con gli altri. Se questo fosse vero, io non durer\u00f2 molto. Mi sto accorgendo che spesso e volentieri scrivo cose che contraddicono ci\u00f2 che avevo affermato solo qualche riga prima. Non so se questa sia una cosa normale, per chi \u00e8 ridotto come me. So solamente che sto perdendomi sempre di pi\u00f9 nel nulla. Da qualche giorno, poi, non riesco neppure pi\u00f9 a porgermi delle domande sensate, ad avere una parvenza di normalit\u00e0 nelle mie azioni, nel mio comportamento. Ho una voglia pazza di piangere, di singhiozzare, magari anche per ore. Il problema \u00e8 che il pianto non pu\u00f2 riportarmi indietro. Le lacrime, purtroppo, non possono lavare le mie azioni, o, meglio, le mie colpe. Faccio molta fatica a trattenermi, specialmente quando la mia mente \u00e8 occupata da episodi felici. Dopo l\u2019esame di terza media andammo in campeggio insieme. Ci aggregammo ad un gruppo di nostri, ormai, ex compagni di scuola. Una dozzina di quattordicenni a dir poco scatenati e solo due poveri \u201ctutori\u201d, i genitori di Fabio. Restammo per una settimana in un camping in Riviera, con tende canadesi destinate a due persone che, di sera, si riempivano all\u2019inverosimile. Riuscivamo a fare qualunque cosa, l\u00e0 dentro. Una volta, dopo cena, riuscimmo anche ad organizzare un torneo di Monopoli, da disputarsi in quattro tende distinte, con una partita di finale tra i quattro vincitori delle rispettive partite. Elena e io eravamo stati sorteggiati per la medesima partita e, secondo le regole del torneo, avremmo dovuto giocare ognuno per proprio conto. Cominciammo animati dai migliori propositi, ma dopo solo un paio di giri di dadi, ci alleammo per estromettere gli altri due e giocarci l\u2019accesso alla finale tra di noi. Non faticammo molto ad accaparrarci i contratti migliori e a dividerceli a seconda della bisogna. Sembravamo due veri e propri imprenditori, con case e alberghi in ogni via o vicolo. In capo ad una decina di giri avevamo gi\u00e0 ridotto sul lastrico il primo degli opponenti, che, per scherzo, si era ipotecato anche la tenda. Il secondo riusc\u00ec a resistere per pi\u00f9 tempo, ma fu costretto anch\u2019egli a cedere. Restava da definire chi tra noi due si sarebbe meritato l\u2019accesso in finale. Come gi\u00e0 ho avuto modo di dire, alle medie i miei sentimenti nei confronti di Elena si erano evoluti. Quella vacanza avrebbe potuto essere l\u2019ideale per metterla al corrente della nuova luce sotto la quale la vedevo. La timidezza, purtroppo, mi frenava in una maniera indicibile. E dire che era in assoluto la persona con la quale avevo pi\u00f9 confidenza. Sapeva proprio tutto, di me. Beh, quasi tutto. Non sapeva ancora la cosa che per me era pi\u00f9 importante. Non riuscendo a trovare le parole per dirle ci\u00f2 che provavo, avevo cominciato a comportarmi in maniera un po\u2019 diversa. Cercavo sempre di accondiscendere alle sue richieste, molto spesso calpestando le mie esigenze. Non appena venivo a conoscenza di qualche suo desiderio, mi facevo in quattro, in otto pur di poterlo esaudire. Fui abbastanza fortunato, comunque. Una qualunque altra ragazza, vedendo il mio comportamento, ne avrebbe approfittato. Lei no. Non so se non si accorse sul serio o se non volle accorgersi del mio cambiamento, ma mai si comport\u00f2 in maniera scorretta con me. Beh\u2026 quella sera rischiai seriamente di essere scoperto. Cominciai a giocare nel modo pi\u00f9 assurdo, perdendo cifre enormi e passando in breve da un buon vantaggio ad un irrecuperabile distacco.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCome mai stai giocando male cos\u00ec?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Mi colse di sorpresa. \u00abLo vedi anche tu: sono particolarmente sfortunato, coi dadi!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abCome se non mi fossi accorta che prima hai fatto sette e poi hai contato malamente, finendo apposta su Parco della Vittoria!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon l\u2019ho mica fatto apposta! Deve essere stato un errore dovuto alla stanchezza! Sai, ho molto sonno. Oggi ci siamo stancati parecchio. E poi, visto che te ne eri accorta, potevi anche dirmelo, che mi ero sbagliato!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abTe l\u2019ho detto, credevo che l\u2019avessi fatto apposta! Per farmi vincere!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abFigurati! Io voglio batterti! \u00c8 solo che stasera gira male.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Non mi sembrava molto convinta. Mi fermai a fissarla intensamente, mentre lei procedeva nel gioco leggendo un cartoncino delle \u201cProbabilit\u00e0\u201d. Era semplicemente bellissima, appena sfiorata dalla luce della candela che avevamo acceso per poter giocare. Oddio, \u201ccandela\u201d. Era un cero, di quelli che si usano nei cimiteri. Non faceva differenza, comunque. I nostri due amici se ne erano andati fuori, a respirare un po\u2019 d\u2019aria fresca e a mangiarsi qualche bella fetta di anguria fresca. Eravamo soli. Io e lei. Lei e io. Avrebbe potuto essere la volta buona.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSenti\u2026\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abS\u00ec?\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNiente\u2026\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Il coraggio mi era mancato proprio sul pi\u00f9 bello. Avevo sentito un forte nodo alla gola e un batticuore fortissimo, come quello che viene dopo aver corso per qualche minuto.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abVolevo solo dirti che sono costretto ad ipotecare anche gli ultimi due contratti: hai vinto tu!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Coniglio. Ecco come mi sentivo. Avevo avuto l\u2019occasione e l\u2019avevo sprecata. Avrei guardato la finale di Monopoli seduto alle sue spalle, facendo il tifo per lei e consigliandola per il meglio. Che et\u00e0 stupida. Non che quella che sto vivendo ora sia migliore. Vinse, anche grazie a me. Se avessi potuto sapere quello che sarebbe successo soltanto un anno dopo. Se solo fossi riuscito a fare qualcosa. Reso incapace dalla paura, come nella tenda. Come il giorno della Cresima. Durante le lezioni di catechismo ci era stato detto che il giorno della Cresima sarebbe stato il pi\u00f9 importante della nostra vita, quello nel quale l\u2019avremmo dedicata al Signore. Suor Marina, per\u00f2, ci aveva anche detto che il Vescovo, ad un certo punto della funzione, ci avrebbe dato uno schiaffo su una guancia. Quando me lo ritrovai davanti, ero il primo della fila, chiusi gli occhi non appena vidi che alzava la mano. Solo una carezza, ma le mie gambe tremavano ugualmente. Credevo profondamente in ci\u00f2 che stavo facendo. Quella parola, \u2018confermazione\u2019, aveva un significato molto forte, sia per me, sia per Elena. Eravamo legatissimi a suor Marina e, di riflesso, a quel Dio che lei ci insegnava ad amare come amava lei. Ogni tanto, quando i suoi impegni umanitari glielo consentivano, ci veniva a trovare. Ricordo un pomeriggio nel quale arriv\u00f2 a casa mia, sicura di trovarci insieme. Mancavano tre settimane scarse alla funzione. Suon\u00f2 il campanello nel primo pomeriggio, le aprii la porta. Entr\u00f2, con una borsina di nylon in mano. Mia madre la fece accomodare in sala e and\u00f2 a preparare il caff\u00e8. Elena e io ci sedemmo insieme a lei sul divano, con Candy che ci gironzolava intorno.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abVi ho portato una piccola cosa ciascuno. Spero che sia gradita!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Elena e io ci guardammo stupiti.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abEcco!\u00bb, disse, tirando fuori dal sacchetto due pacchettini sui quali spiccavano due fiocchi rossi.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abUno a te, Dario, e uno a te, Elena!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Restammo un attimo interdetti.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abGrazie, ma\u2026\u00bb, dicemmo in coro.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNiente \u2018ma\u2019. Ora apriteli e\u2026\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Non fece in tempo a terminare la frase. Candy si impossess\u00f2 del suo velo, di quel velo dal quale nessuna suora deve mai separarsi. Non si arrabbi\u00f2 per nulla, anzi, si mise a ridere, con una ciocca di capelli che le scendeva sugli occhi. Avr\u00e0 avuto una cinquantina d\u2019anni, ma senza quel velo ne dimostrava almeno dieci di meno.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abVieni qui, bella scimmietta!\u00bb, disse con tranquillit\u00e0, mentre Elena corse a chiudere la finestra e io feci altrettanto con la porta.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abGuardate che buffa, ragazzi!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Se lo era messo in testa e ne restava praticamente totalmente coperta. Approfittammo del fatto che non ci potesse vedere per recuperarlo. Elena la prese in braccio, sgridandola, mentre io restituivo il maltolto a suor Marina.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNon la sgridare. \u00c8 anche lei una creatura del Signore e non \u00e8 giusto trattarla male.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Sia lei, sia io restammo un attimo interdetti. Per noi era normale sgridarla o punirla, quando ne combinava qualcuna delle sue.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abDatela un po\u2019 a me. Un animaletto cos\u00ec simpatico non pu\u00f2 essere cattivo!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>La prese in braccio. Si calm\u00f2. Anche Candy parve rapita dai modi gentili e dalla voce pacata di quella donna.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abApriteli, su!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Riprendemmo in mano i pacchetti, che avevamo posato frettolosamente sul divano al momento del \u201cfurto\u201d. Li aprimmo a tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abQuesti vi accompagneranno durante la vostra vita e spero vivamente che possano segnare i passi di un\u2019esistenza felice, votata al prossimo.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Due Vangeli, uno a testa.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSo che il Vangelo lo sentite gi\u00e0 tutte le Domeniche, a messa, ma l\u00ec potrete trovare anche dei bei commenti, delle frasi molto significative.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>La ringraziammo con un bacio ciascuno, una su una guancia, l\u2019altro sulla seconda.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abRicordatevi che Dio vi ama e che vi amer\u00e0 sempre. Anche quando penserete che tutto sia contro di voi, Egli ci sar\u00e0! E anche io!\u00bb<\/em><\/p>\n<p>\u00a9 Roberto Grenna &#8211; Riproduzione vietata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco qualche altra pagina del romanzo &#8220;Il fiume&#8221;, che \u00e8 acquistabile qui. 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