{"id":251,"date":"2020-05-26T17:27:44","date_gmt":"2020-05-26T17:27:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.grenna.cloud\/wp\/?p=251"},"modified":"2020-05-27T06:54:02","modified_gmt":"2020-05-27T06:54:02","slug":"storia-di-v-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grenna.cloud\/wp\/blog\/2020\/05\/26\/storia-di-v-2\/","title":{"rendered":"Storia di V. (2)"},"content":{"rendered":"<p>Un secondo, breve, assaggio di questa storia nera. In attesa che l&#8217;ispirazione torni a farmi visita&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Prima volta<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La prima volta che ho assaggiato sangue umano? Sangue umano non mio? La ricordo come se fosse successo ieri. Avevo quindici anni e una fidanzatina, di un anno pi\u00f9 giovane di me, con la quale si era deciso di andare fino in fondo.<\/p>\n<p>Era estate da pochi giorni, le scuole erano appena finite, noi eravamo liberi di fare quel che le campagne intorno ci consentivano di fare. Poco o niente, per la precisione. Avevo adocchiato un capanno per gli attrezzi, al limite di una propriet\u00e0 che mi sembrava abbandonata, in riva al fiume Bormida \u2013 vivevamo in un paesino tra Alessandria ed Acqui Terme \u2013, e ne avevo parlato con lei. Non ci volle molto. Scavalcammo la recinzione e ci avviammo, tra l&#8217;erba alta, non curata, verso la porta in legno, una volta chiusa da un robusto lucchetto, ormai lontano ricordo del tempo in cui custodiva costosi attrezzi.<\/p>\n<p>Ci tenevamo per mano, una coperta nello zainetto, la voglia di crescere e di assaggiare ci\u00f2 che fino a quel momento era stato solo nei nostri pensieri pi\u00f9 perversi. Per lo meno, nei miei.<\/p>\n<p>Fu un pomeriggio lungo, culminato con la reciproca perdita di verginit\u00e0. E sangue. Tanto sangue, cos\u00ec mi sembr\u00f2, che colava tra le sue gambe. Non ci pensai neppure. La baciavo, mano a mano che con le labbra scendevo lungo il suo corpo e lei gemeva, pi\u00f9 per il dolore di quel dono che mi aveva fatto che per il piacere che speravo di averle provocato.<\/p>\n<p>E arrivai l\u00e0, tra le sue gambe divaricate. Non si accorse di ci\u00f2 che feci. Forse per l&#8217;attenzione distratta che usai, forse perch\u00e9 tenne per tutto il tempo gli occhi chiusi. Fu qualcosa di inebriante. Niente a che vedere con il sangue rosso chiaro che bevevo quando mi facevo gesti di autolesionismo. No. Questo era scuro, grumoso. A dir poco, delizioso.<\/p>\n<p>Uscimmo mano nella mano, come eravamo entrati. So che si \u00e8 sposata con un bravo Cristo, ha tre figli ed \u00e8 un fiore. Sono contento per lei. Se lo merita.<\/p>\n<p>Quella fu la mia, doppia, prima volta. Quasi trent&#8217;anni fa. Una vita. Una vita nella quale non mi sono fatto mancare nulla. N\u00e9 socialmente, n\u00e9 a livello ludico. Soprattutto, non ho mancato nemmeno un gruppo sanguigno, se mi si passa la battuta&#8230;<\/p>\n<p>Quella volta della prima volta fu anche la prima nella quale, mi si scusi per le ripetizioni, pur nella furtivit\u00e0 dell\u2019atto, mi sentii profondamente appagato. Come si direbbe dopo un pasto, sazio. Fu allora che compresi la mia strada, o per lo meno la mia dieta. Fu allora, insomma, che capii di essere ci\u00f2 che sono. Un vampiro.<\/p>\n<p>Per certa parte della mia vita, pi\u00f9 o meno da allora, ho poi seguito la nera con interesse, perch\u00e9 ritengo che leggere delle aberrazioni umane aiuti a capire meglio le bestie con le quali si ha a che fare ogni singolo giorno. Mi sono sempre immaginato le scene pi\u00f9 cruente, le dinamiche dei delitti, i dialoghi tra vittima e carnefice, i gesti, talvolta concitati, altre volte lenti e studiati. I pensieri di chi stava per morire. Quelli di chi stava decidendo, arbitrariamente, che il tempo dell\u2019altra persona era finito.<\/p>\n<p>E mi piaceva. Mi piaceva molto. Al punto di desiderare di voler essere testimone di un crimine cruento, per togliermi qualche curiosit\u00e0. Per effettuare, diciamola cos\u00ec, uno studio di natura sociologica. Magari, quando nessuno avrebbe potuto vedermi, bere quel sangue che, altrimenti, sarebbe andato sprecato.<\/p>\n<p>Non solo la nera, comunque. Dai fatti di cronaca sono passato in breve ai libri di esoterismo, passando dai testi del culto di <em>Wicca<\/em> ai libri sconsacrati delle messe nere, divorando anche tutta quella letteratura che ne narrasse. Fu in quel periodo che ebbi modo di leggere <em>Le Miracle de Th\u00e9ophile<\/em> e che cominciai a interrogarmi sulla pratica del patto col diavolo. Lessi decine di libri, cercando informazioni su come realizzarlo in autonomia, tra pentacoli e sacrifici di animali (anche umani, in alcuni casi), perch\u00e9 ritenevo impossibile la via del \u201ctramite\u201d, del negromante, come per Teofilo.<\/p>\n<p>Poi, un colpo di fortuna. Su un quotidiano, in bella mostra, la pubblicit\u00e0 di un <em>medium<\/em>, di uno che poteva \u201cmettere in comunicazione il mondo dei vivi con quello dei morti\u201d \u2013 cos\u00ec era scritto \u2013 e che aveva altri innumerevoli \u201cpoteri\u201d. Non ci pensai neppure un secondo e lo chiamai. Mi diede appuntamento per la settimana dopo. Dopo un inizio di conversazione generale sul soprannaturale, gli domandai se fosse in grado di farmi stringere un patto con il Diavolo. Si prese una lunga pausa, poi disse una frase che non dimenticher\u00f2 mai: \u00abE sia!\u00bb.<\/p>\n<p>Svolgemmo il rito in una notte di plenilunio, in un bosco poco fuori dal paese, dove si trovava un vecchio casolare abbandonato. Mi fece bere una mistura schifosa \u2013 amara e salata al contempo \u2013 e procedette con le formule propiziatorie. Ricordo come fosse ore il cambio del suo tono di voce, lo sguardo annullato come se fosse cieco e la prima frase che disse: \u00abIo sono Samael, l\u2019angelo della morte. Chi osa invocarmi?\u00bb.<\/p>\n<p>Gli raccontai che volevo garantirmi fama e successo, che volevo diventare qualcuno e che avevo bisogno dell\u2019aiuto soprannaturale per poter arrivare ai miei obiettivi. Samael mi chiese cosa volevo dare in cambio, io risposi che gli avrei dato ci\u00f2 che lui avrebbe voluto. Mi disse che la mia anima non gli bastava e che avrei dovuto garantirgli l\u2019anima e il sangue di almeno altre cento persone malvagie. All\u2019anima avrebbe pensato lui, del sangue mi sarei dovuto occupare io. Bevendolo a ciascuna di quelle cento persone, avrei liberato la mia anima dal patto. Sorrisi. Mi domand\u00f2 perch\u00e9 io sorridessi. Gli risposi, incosciente com\u2019ero, che non avrebbe potuto farmi un regalo pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Samael, per mezzo del <em>medium<\/em>, mi disse che se avessi fallito il mio incarico, sarei bruciato nel peggiore dei gironi infernali, con le carni dilaniate da Cerbero e gli occhi cavati da uccelli rapaci, quindi mi chiese se fossi ancora interessato alla cosa. Alla mia risposta positiva, mi si avvicin\u00f2 e mi scalf\u00ec con un\u2019unghia il polso sinistro, facendone scaturire sangue. Ne bevve una goccia, sempre usando il <em>medium<\/em> come tramite, poi lasci\u00f2 il suo corpo, facendolo crollare a terra come un sacco vuoto.<\/p>\n<p>Mi avvicinai a lui e lo feci riprendere. Disse di non ricordare nulla, ma era visibilmente sconvolto, la fronte imperlata di sudore, le mani tremanti. Non volle nemmeno essere pagato e giur\u00f2 che mai pi\u00f9 avrebbe fatto una cosa del genere. Io, quel giorno, ebbi l\u2019<em>imprimatur<\/em> per la mia nuova vita.<\/p>\n<p>Da l\u00ec in avanti, ho sempre seguito morbosamente ogni singolo caso di morte in circostanze strane e misteriose, immaginando cosa potesse passare nella testa del <em>killer<\/em> durante le indagini, oppure quando il cerchio stava stringendosi intorno a lui. Oppure, ancora, quando sapeva di averla fatta franca.<\/p>\n<p>Una sola cosa non ho mai tollerato. E sulla quale non ho mai avuto fantasie. I crimini riguardanti la sfera sessuale, le violenze, soprattutto sui minori. Solo le bestie possono fare certe cose. Solo chi non ha una morale e una dignit\u00e0. E, in un certo senso, so di aver contribuito a far capire a qualcuno di questi quanto faccia schifo.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">Pervertiti. Schifosi pervertiti. Indegni di vivere. Come lui.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 1rem;\">\u00a9 Roberto Grenna &#8211; Riproduzione vietata<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un secondo, breve, assaggio di questa storia nera. 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